Lavagna/Attualità
Il fermo biologico non ferma tutto: la pesca costiera del Tigullio continua, ma la flotta dimezza
Dal 1° ottobre torna il fermo biologico della pesca a strascico in Liguria, fino al 30 del mese: nel Tigullio fermano una decina di barche, mentre continuano le 25 circa imbarcazioni dalla pesca costiera. Pescatori a Cavi, Santa Margherita e Sestri parlano di una crisi tra gasolio raddoppiato e clima che cambia.
A cura di Elisa De Rossi

Dal 1° ottobre è tornato il fermo biologico, il periodo di divieto della pesca a strascico che per l'area del nord Tirreno va fino al 30 ottobre. La domanda che si fanno i consumatori è se al mercato si trovi ancora pesce locale: la risposta dei pescatori del Tigullio è sì, e merita un chiarimento già pronto.
Il fermo ferma solo lo strascico
«Il fermo biologico riguarda soltanto la pesca a strascico, un sistema di tipo intensivo che ormai nel Tigullio viene praticato soltanto da una decina di imbarcazioni. Le imbarcazioni che utilizzano altri sistemi di pesca non intensiva continuano regolarmente la propria attività» spiega Lorenzo Dasso, pescatore e ristoratore di Cavi di Lavagna.
Il conto è semplice e disarma gli allarmi: due terzi della flotta lavora, un terzo è fermo ai moli. La pesca non a strascico resta operativa ovunque:
- Una barca a Riva Trigoso
- Circa una decina a Sestri Levante
- 4 a Lavagna e 3 a Chiavari
- Un paio a Rapallo, 4 o 5 a Santa Margherita Ligure, 3 o 4 a Portofino
Il fermo nasce con l'obiettivo di ripopolamento delle specie ittiche, ed è stato rinnovato per il 2026-2027 dal decreto ministeriale di maggio con le stesse finestre dal 1° al 30 ottobre. Una decina d'anni di fermo però, secondo Dasso, non ha prodotto risultati scientifici evidenti:
«Abbiamo assistito piuttosto a un calo fisiologico delle risorse da imputare, in prima istanza, al cambiamento climatico. Quest'anno abbiamo trovato per la prima volta una corrente con l'acqua a 33 gradi»
Specie storiche come sgombro, nasello, tombarello e tonno rosso sono quasi scomparse, mentre si è consolidata la presenza del tonno alletterato, che distrugge i banchi di acciughe.
La flotta dimezza e il gasolio raddoppia
La crisi si misura meglio sui numeri della flottiglia di Santa Margherita Ligure, storicamente la più importante della zona: in cinque anni si è dimezzata e oggi contano
- soltanto 10 pescherecci a strascico, uno in via di dismissione
- una media di 110 giorni di lavoro all'anno per i marittimi tra gennaio e settembre, tra divieti nel weekend e uno stop feriale obbligatorio
A condizionare l'annata è stato poi il carburante, spiega Benedetto Carpi, presidente della Cooperativa Armatori e Motopescherecci di Santa Margherita: dallo scorso inverno il gasolio è passato da 70 centesimi a 1,40 euro al litro. Il raddoppio, unito alla scelta di mantenere stabili i prezzi al consumo, ha ridotto ancora i guadagni.
La questione arriva al ministero
La crisi ligure viene raccontata in settimana a Roma: Alessandro Cappelli, presidente dell'Associazione Pescatori di Sestri Levante, membro della Commissione Pesca della Regione Liguria e vicepresidente dell'Associazione nazionale Piccoli Imprenditori Pesca, porterà la sua diagnosi al tavolo del Ministero: «In Liguria la pesca a strascico rischia la scomparsa. In 35 anni di mestiere non ho mai visto una crisi simile. Il settore ittico gode paradossalmente di ottima salute, ma a rischiare l'estinzione sono i pescatori». In tutta la regione restano meno di trenta unità a strascico operative.
Le richieste al tavolo: meno burocrazia, un riequilibrio del sistema sanzionatorio europeo che punisce con durezza errori formali di compilazione, e un intervento sul caro carburante. Il rischio, per il comparto, è la mancanza del ricambio generazionale di un mestiere che oggi nel Tigullio resta una tradizione sempre più rara con pochi eredi.
In pratica
- Quando
- fermo biologico dal 1° al 30 ottobre 2026
- Cosa ferma
- solo la pesca a strascico, una decina di barche nel Tigullio
- Cosa continua
- circa 25 imbarcazioni di pesca costiera, mercato rifornito
- Peso
- gasolio da 0,70 a 1,40 euro al litro, flotta dimezzata in cinque anni
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